La cosmesi e i trattamenti estetici per donne sottoposte a terapia oncologica sono un tema fortemente dibattuto in questo momento, con novità e proposte su molti fronti. Si tratta ovviamente di una nicchia di mercato che sviluppa, fortunatamente, numeri limitati in termini di fatturato, ma dà all’estetista la possibilità di offrire un servizio qualificato a clienti che attraversano un momento difficile della propria vita. C’è però molta confusione
nelle proposte fra cui l’estetista deve destreggiarsi e l’ambiguità su questo fronte rischia di trasformarsi in disinformazione nei confronti dei clienti. Per questo motivo è opportuno fare chiarezza e smentire innanzitutto quelle che sono informazioni assolutamente scorrette…

Innanzitutto occorre ribadire che non esiste una figura professionale riconosciuta come “estetista oncologica”: non ci sono abilitazioni, albi, qualifiche o riconoscimenti ufficiali di alcun tipo da questo punto di vista. Esistono invece estetiste che si sono formate attraverso corsi organizzati da aziende o associazioni su tematiche specifiche, che consentono loro di lavorare sul paziente oncologico, che necessita di particolari accortezze. Non si tratta
quindi di un’abilitazione particolare, che possa dare accesso a lavorare in strutture ospedaliere. Le estetiste che frequentano questi percorsi formativi mantengono la stessa qualifica professionale, a cui si aggiungono preziose competenze.

Lo stesso discorso vale anche per la cosmesi: non esiste una “cosmesi oncologica”, mentre dobbiamo parlare di cosmetici con caratteristiche adatte all’utilizzo su pazienti in terapia oncologica. È una questione di correttezza e trasparenza. Quello per pazienti in terapia oncologia è un cosmetico tradizionale concepito in modo mirato per andare ad agire in base agli effetti collaterali causati dalle cure. Possiamo quindi parlare di cosmesi
tecnica, funzionale, che in clienti con queste problematiche trova spazio per prevenire o alleviare gli effetti collaterali sulla cute. È la nuova frontiera del cosmetico scientifico che, utilizzando molecole usate in farmacia, o dei vantaggi importanti in riferimento a determinati problemi della pelle.

 

La cliente impara così a valutare il prodotto in base alla funzionalità, non al marketing che lo sostiene.
La differenza non è solo a livello di terminologia utilizzata: su prodotti che millantano miracoli servirebbero studi clinici dermatologici, mentre molti dei cosmetici in commercio vantano dati sulla percezione della consumatrice, test di autovalutazione che indicano sostanzialmente l’impatto psicologico, ma non giustificano la commercializzazione di un prodotto specifico per problematiche cutanee.
Il cosmetico per pazienti in trattamento oncologico, in particolare, deve contenere principi attivi che vadano a impattare con le reali problematiche della persona. Devono quindi contenere antibiotici naturali, sostanze che allevino prurito e bruciore, sostanze idratanti che preservino il film idrolipidico della pelle. Ovviamente bisogna poi fare attenzione alla concentrazione di tali principi attivi, valutando le percentuali a seconda della posizione
nella quale vengono indicati nell’INCI.

 

Nonostante la moda attuale della “cosmesi senza”, in cui sembra avere importanza solo l’eliminazione di determinate sostanze, l’impegno principale di chi produce deve restare la “formulazione con”, che in questo caso va a individuare quali sono gli elementi di cui ha bisogno una pelle resa particolarmente fragile dalle terapie: si andrà così ovviamente a togliere conservanti, allergeni, emulsionanti, ma prima è necessario pensare a cosa questo tipo di cosmetici deve contenere. In tutto questo l’estetista ha in ogni caso un ruolo fondamentale, perché le competenze acquisite (non la qualifica!) le consentono di migliorare la qualità della vita delle clienti, non facendole sentire ulteriormente penalizzate. Si tratta semplicemente di sostituire i prodotti della routine quotidiana
con prodotti specifici. Lo stesso discorso vale per i trattamenti: molte donne in terapia oncologica pensano di non potere più usufruire di determinati servizi. A volte è invece sufficiente che l’estetista chieda alla cliente di informarsi dal medico se, ad esempio, può sottoporsi a massaggi drenanti o linfodrenanti, adeguandosi alle sue indicazioni.

 

Patrizio Altieri – Les Nouvelles Esthétiques