Difficile definire Roberta. Come prima cosa verrebbe in mente la parola ‘forte’, ma parlando con lei emerge una comprensibile fragilità, che lei non nasconde. Forse decisa, ma neanche questo è il termine giusto, lo chiarisce lei: “ci sono situazioni nelle quali è la vita che decide per te”. Dopo pochi minuti che ci parli però la parola che la definisce esce fuori da sola: splendente. Roberta emana luce, non riuscirei a descriverla in modo diverso. Quindi lascio che sia lei a raccontarsi e a raccontare cosa è cambiato con il suo linfoma di Hodgkin.

“Nella mia vita non è cambiato niente ed è cambiato tutto. Sono sempre la stessa Roberta di prima, ma con una visione completamente diversa. Quando la terapia è finita avevo bisogno di qualcosa di nuovo, quindi ho cambiato lavoro, anche se quello che facevo prima mi piaceva. La malattia ti fa vedere che la vita ti può sfuggire via e quindi ti fa venire voglia di fare tante cose, provare qualcosa diverso non lasciare niente in un cassetto e questa è una cosa che mi è rimasta”.

Roberta ci parla anche dei suoi cambiamenti fisici, che sono quelli che l’hanno portata all’incontro con Oncos, di cui è la testimonial.

“Ovvviamente non sono piacevoli da affrontare, ma li ho sempre messi in secondo piano. La priorità per me era la malattia, e soprattutto non rinunciavo ad essere quella che ero in quel momento, quindi per esempio non ho mai indossato una parrucca. Un altro problema che ho avuto è stato il forte calo di peso, che mi toglieva energia. Avevo anche gli occhi molto secchi e questo accentuava le rughette intorno, mi sembrava di essere invecchiata di dieci anni tutti insieme. Però il disagio non era dato tanto dal problema estetico quanto dai fastidi, cercavo qualcosa che mi desse sollievo per la secchezza eccessiva della pelle, per i problemi a livello cutaneo. In ospedale i medici giustamente lavorano per priorità, sono concentrati sulla malattia e non ti seguono da questo punto di vista, così come per l’alimentazione. Dovrebbe esserci qualcuno che affianchi i medici, così come avviene per il supporto psicologico, che a me non hanno mai proposto perché hanno probabilmente ritenuto che non fosse necessario. Ho quindi provato a parlarne con la mia farmacia, dove ho trovato grande attenzione e solidarietà, ma mancava un prodotto che fosse adatto ad affrontare le mie problematiche”.

Dalla sensibilità di Patrizio Altieri, amico di famiglia e titolare di un’azienda cosmetica, nasce il progetto Oncos, la cui testimonial non poteva che essere Roberta.

Ma parliamo del ritorno alla normalità di Roberta. “Finita la terapia avevo voglia di riprendermi tutto, di fare tutto. All’inizio le energie sono limitate e non riuscire in alcune cose ti abbatte. Sai che con le forze che hai non dovresti esagerare, ma hai paura di doverti fermare di nuovo e quindi vorresti fare tutto in quel momento. Anche quando termini la terapia rimani legato alla malattia, infatti non si parla di guarigione ma di remissione. La voglia di tornare, la spinta verso la vita sono fortissime, però la mia paura è questa, la malattia ti stoppa la vita. La cura ormai la conosco e non mi fa paura, quello che mi spaventa è la possibilità di dovermi di nuovo fermare. In quella condizione non riesci a guardare avanti, ti sembra di non avere futuro, ma al tempo stesso non puoi combattere queste sensazioni, andare contro significherebbe andare contro te stessa. Non parlo però di rassegnazione quanto di accettazione di quello che si sta vivendo”.

Cerco di riportare Roberta su temi positivi, le chiedo di dirmi quali sono stati i momenti belli, pensando ovviamente a ciò che ha ritrovato alla fine delle terapie, ma la sua risposta mi spiazza.

“Sono stati tantissimi. La famiglia, gli amici, il fatto di non essere mai lasciata sola. Il momento più bello in assoluto è stata la settimana prima dell’ultima terapia, ma non sapevo ancor che sarebbe stata l’ultima. C’è stato il servizio fotografico per Oncos, non stavo bene, ma è stata una giornata fantastica.  In quei giorni c’è stato anche il compleanno di mia madre, io ho cucinato per tutti, è stato bellissimo. Mi ero prefissata un obiettivo: non vivere solo tutto in negativo ma fissare ogni momento bello durante il percorso. Non me lo sono imposta, ma l’ho chiesto a me stessa. Ho dubitato di farcela e invece ci sono riuscita: volevo essere felice”.